Calcolo TFR Netto e Lordo

Stima il tuo Trattamento di Fine Rapporto in base alla retribuzione annua, agli anni di servizio e alla rivalutazione media storica.

Aggiornato a settembre 2026 · Quota 1/13,5 (7,41%) · Rivalutazione con ISTAT assunto 2%

TFR: Come si calcola e quanto viene tassato?

Come si calcola la quota annua maturata del TFR?

Ogni anno di lavoro il dipendente matura una quota di TFR pari alla retribuzione lorda annua divisa 13,5 (art. 2120, comma 2, Codice Civile), cioè circa il 7,41%. Questa quota viene poi moltiplicata per il numero di anni di servizio e rivalutata annualmente.

Come avviene la tassazione del TFR al momento del licenziamento?

Il criterio è temporale: le quote maturate fino al 31 dicembre 2000 subiscono l'imposta sostitutiva del 17%, quelle dal 2001 del 23% (legge 537/1993 e L. 388/2000). In alternativa, se più conveniente, il lavoratore può optare per la tassazione separata con aliquota IRPEF media calcolata sul reddito complessivo medio degli ultimi cinque anni.

Cosa succede se decido di lasciare il TFR in azienda?

Se non viene richiesto, il TFR rimane a disposizione del datore di lavoro. Viene rivalutato ogni 31 dicembre applicando un tasso composto formato dall'1,5% fisso sommato al 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo dell'anno precedente.

Formula di calcolo del TFR, rivalutazione e tassazione

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è un istituto regolato dall'art. 2120 del Codice Civile e riformato nel settore privato dalla legge 29 marzo 1982, n. 92, che ne ha fissato la disciplina ancora vigente. Il TFR rappresenta la quota di retribuzione che il lavoratore dipendente matura anno per anno durante il rapporto di lavoro e che viene corrisposta al momento della cessazione del rapporto stesso. La sua funzione è quella di garantire una tutela economica al lavoratore in caso di perdita dell'occupazione, operando come forma di risparmio forzato rivalutato annualmente.

Calcolo della quota annua maturata

La quota di TFR che matura in ogni anno di servizio si calcola applicando una percentuale fissa alla retribuzione annua lorda. La formula di base è: Quota annua = Retribuzione annua lorda / 13,5 (art. 2120, comma 2, Codice Civile), cioè circa il 7,41% della retribuzione. Il divisore 13,5 si applica a tutte le maturazioni dal 1982 a oggi, indipendentemente dalla presenza della quattordicesima. La retribuzione di riferimento comprende tutte le voci retributive a carattere continuativo, inclusi la tredicesima mensilità e gli elementi fissi della retribuzione.

Formula della rivalutazione annua

Ogni anno, il monte TFR maturato viene rivalutato con un tasso composto. La formula della rivalutazione è regolata dall'art. 2120, comma 3, del Codice Civile: il tasso è pari all'1,5% fisso sommato al 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati registrato nell'anno precedente. Il calcolo si applica a ciascuna quota annua maturata, moltiplicata per il numero di anni di anticipo rispetto alla data di liquidazione. La formula semplificata per una stima è: TFR rivalutato = Somma(Quota_annua_i x (1 + tasso_annuale)^(anni_rimanenti_i)), dove ogni quota viene rivalutata per gli anni intercorrenti tra la data di maturazione e la data di liquidazione.

Tassazione sostitutiva del TFR

Il criterio fiscale è temporale, non soggettivo: le quote maturate fino al 31 dicembre 2000 sono tassate al 17% (legge 537/1993), quelle dal 1° gennaio 2001 al 23% (legge 388/2000, Finanziaria 2001). Sulla rivalutazione annua del fondo grava invece un'imposta sostitutiva del 17% a carico del datore (art. 211 TUIR, F24 codice tributo 1711). Dal 2001 il lavoratore può optare per la tassazione separata: dal 2015 (legge 190/2014) l'aliquota media IRPEF si calcola sul reddito complessivo medio degli ultimi cinque anni (art. 17, comma 3-bis, TUIR). Questo strumento stima il netto applicando il 23% alle quote dal 2001: con la separata il netto effettivo può essere superiore.

Destinazione del TFR: azienda, fondo pensione o previdenza complementare

Dal 1° gennaio 2007, in ottemperanza al D.Lgs. 252/2005 (silenzio-assenso), i lavoratori dipendenti del settore privato con più di 6 mesi di anzianità possono scegliere se lasciare il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione negoziale o a una forma di previdenza complementare aperta: chi non comunica la propria scelta resta in azienda. La destinazione al fondo pensione offre generalmente rendimenti superiori grazie alla gestione attiva degli investimenti, mentre il TFR lasciato in azienda viene rivalutato con il tasso misto ISTAT (1,5% + 75% indice prezzi). La scelta è modificabile in qualsiasi momento e il datore comunica periodicamente al dipendente il montante maturato.

Riferimenti normativi

  • Art. 2120 del Codice Civile — Quota annua (retribuzione annua / 13,5) e rivalutazione (1,5% + 75% ISTAT)
  • Legge 29 marzo 1982, n. 92 — Riforma del TFR nel settore privato
  • Legge 24 dicembre 1993, n. 537 — Imposta sostitutiva 17% sulle quote maturate fino al 2000
  • Legge 23 dicembre 2000, n. 388 — Aliquota 23% sulle quote dal 2001
  • D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 e Legge 28 dicembre 2015, n. 208 — Tassazione separata (art. 17 TUIR: aliquota media su redditi degli ultimi cinque anni)
  • D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 — Destinazione del TFR alla previdenza complementare (silenzio-assenso dal 2007)

Strumenti correlati

Codice Fiscale Calcolo IVA Verifica IBAN Ritenuta d'Acconto